A dicembre 2024, a margine di un laboratorio da CreaVità, la scuola di scritture creative ideata e diretta da Chiara Gamberale, ho preso qualche ora per fare la turista a Roma. Seguendo il percorso di una mostra su Guglielmo Marconi sono finita a Palazzo Venezia, un posto meraviglioso che durante il periodo f@$c¥st@ -quello di Mu$$ol¥n¥, non quello di adesso-  è stato il quartier generale della dittatura: arrivata nel giardino grande ho pensato che sarebbe stato veramente un sogno fare qualcosa lì, se non altro per punzecchiare tutta la memoria oscura che quel luogo porta inevitabilmente con sé.

Per una serie di allineamenti cosmici e di varie ed eventuali mercoledì 20 maggio mi sono ritrovata da Inasa, Istituto Nazionale di archeologia e storia dell’arte che ha sede proprio lì a Palazzo Venezia, a parlare di queer in progress_queering process, l’archivio che ancora non c’è. 

20 maggio 2026, esattamente dieci anni dopo la pubblicazione in gazzetta ufficiale della legge Cirinnà.

Una delle illuminazioni che i quarant’anni in arrivo mi hanno dato è che devo fare i conti col fatto che l’amore in tutte le sue forme e quello che ne consegue è una delle “cose” che mi attraversano e che mi smuovono e che ha senso che io attraversi anche se muovendomi è possibile che mi disorienti: non ricordo in quale punto del Pigneto fossi quando ho capito questa cosa, anche perché in quel momento mi ero letteralmente persa.

Questa esplorazione emotiva per una persona che tende a non usare Maps è tanta roba, ma se serve a fare in modo che mi prenda il tempo per mettere in ordine idee, foto e appunti me l’accollo e lo aggiungo alla lista dei regali che mi sto facendo in anticipo per questi quarant’anni che quasi quasi una festa a ‘sto giro me la organizzo. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *