Sono giorni che da partita iva forfettaria provo a pagare l’ultimo F24 dell’anno, quello relativo all’acconto sul lavoro che non so se farò il prossimo anno, in quanto free lance/operaia culturale: sono giorni che provo a pagare e sono giorni che il sito di poste italiane si impalla al momento finale.


Saranno le tempeste solari, saranno gli hacker russi, sarà che questo F24 proprio non mi va di pagarlo perché lo ritengo ingiusto per una serie di motivi tra i quali il fatto che i soldi che guadagno facendo il mio lavoro vengano anche solo in minima parte utilizzati per gli armamenti, ecco questa cosa proprio non mi scende e tra l’altro è un controsenso: sono una persona queer e mi occupo di educazione alle differenze, visto che tutto ciò non è previsto dal sistema, anzi viene proprio ostacolato, il sistema non dovrebbe volere i miei soldi. E invece sí, guarda un po’.


Qualche mese fa pensando al momento del saldo finale con tutta la rabbia personale e sociale in circolo, mi è saltata fuori l’idea “NO F24 PER F35”, ossia uno sciopero fiscale da parte di partite iva forfettarie, operaie culturali e persone queer unite contro il regime fiscale di guerra. Mi è stato detto che non si può fare ma questa risposta non mi ha convinta più di tanto. Non ho approfondito perché sono stata presa da altre cose, intanto lo metto qui come appunto/promemoria/desiderio per il nuovo anno.

Aggiungo alla lista dei desideri quello di ultimare i lavori di costruzione del sito 73100 GAYA: grazie al supporto dell’intelligenza artifiCate la fine del cantiere inizia ad essere più vicina.

Ora mi tocca andare in posta per pagare allo sportello: non so se invocare un black out generale o la rivoluzione.

In tutto ciò un dubbio esistenziale mi assale: forfettarie si nasce o si diventa?

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